sabato 20 dicembre 2008

Carme

Finalmente ho terminato il progettino che ha portato via il mio (pochissimo) tempo libero negli ultimi giorni: la pubblicazione su Wikisource dell'anonimo carme dedicato a mons. Filippo Artico in occasione della sua elezione a vescovo di Asti. Si trova qui. La versione pdf dell'originale è invece qui.

mercoledì 10 dicembre 2008

Consumatum est

Oh! Se questa mia carne troppo, troppo solida si dissolvesse, fondesse e sgelandosi si sciogliesse in rugiada!


W. Shakespeare, AMLETO, Atto I, scena II

Lo dico sinceramente: non considero niente di più feroce della banalissima televisione. [...]
Io vedo chiaramente il terrore negli occhi degli annunciatori e degli intervistati ufficiali. Non va pronunciata una parola di scandalo, praticamente non può essere pronunciata una parola, in qualche modo, vera.


P. P. Pasolini

martedì 9 dicembre 2008

Proclama

In uno degli archivi che ho riordinato ho avuto la ventura di trovare una copia eccezionalmente ben conservata del proclama del re Carlo Alberto per l'adozione della basi del nuovo Statuto e così, vista l'importanza storica del documento, l'ho digitalizzata in modo da ottenerne una copia a grandezza naturale (43,5 x 62,5 cm.) e ad alta risoluzione (300dpi).


Cliccando qui si possono trovare varie versioni (pdf, jpg, tif, psd) del file immagine pronte per essere scaricate.


Sul solito buon Scribd ho caricato la versione pdf, della quale si può vedere un'anteprima qui sotto.


Infine su Wikisource ho pubblicato il testo del documento.


Proclama di Carlo Alberto, re di Sardegna, per l'adozione delle basi del nuovo Statuto



P.S.: ho aggiunto nella barra a sinistra un link alla mia pagina personale su Wikisource, dove si trova l'elenco completo e aggiornato dei miei contributi a quel progetto.

domenica 30 novembre 2008

sabato 29 novembre 2008

Sull'estetica di Arvo Pärt

Quando Pärt ha detto, in un'intervista, che il carattere oggettivo della sua musica è il risultato della rigorosa adesione alle regole che lui stesso ha scelto, non lo si deve intendere come una specie di esistenzialismo che lascia alle note e ai suoni la loro vita e rinuncia a controllarli. Il discorso dell'oggettività rimanda a un comportamento che fa sì che il soggetto si ritragga non per essere eliminato, ma per aprirsi a influssi esterni: nel caso specifico, all'oggetto linguistico. La convinzione che il soggetto venga in tal modo perfezionato, che si tiri indietro e che dia fiducia a forze che agiscono esternamente, è in ultima analisi un atteggiamento religioso profondo. [...]


ARVO PÄRT ALLO SPECCHIO, a cura di Enzo Restagno,
Milano, Il Saggiatore, 2004, p. 163

lunedì 24 novembre 2008

Vuoto di contenuti?

Questa notte, sbocconcellando un po' di radio, ho sentito un presentatore sostenere che «viviamo in un mondo povero di contenuti».


Mah... Io non ne sono affatto convinto. Anzi trovo che mai come oggi siamo letteralmente sommersi di contenuti. Credo piuttosto che il problema sia interiore. Il cosmo è una straordinaria cassa di risonanza dei moti del nostro spirito. Se questo è coltivato con cura e quindi ricco e lussureggiante come un giardino, anche il mondo esteriore si gonfierà di contenuti tanto da lasciarci senza fiato. Ma ovviamente bisogna acquisire la consapevolezza di avere un mondo interiore da curare e a cui dedicare tempo.


Consapevolezza e stupore.

venerdì 14 novembre 2008

Free Blogger


Questo blog aderisce, ovviamente, all'iniziativa di Beppe Grillo contro la legge "ammazzablog".


Per maggiori informazioni e soprattutto per aderire cliccate sul banner qui sotto.


Free Blogger


Potete trovare foto di altri blogger cliccando qui.

mercoledì 12 novembre 2008

In exequiis

Non sono un grande esperto di ornitologia.


Non saprei dirvi, dunque, a quale specie appartenesse quel corpicino arruffato trovato stecchito zampette all'aria sul lastrico solare dietro casa. Probabilmente doveva trattarsi di un comunissimo passero.


Il primo consiglio ricevuto, pragmatico, è stato: «Non stare a sporcarti le scarpe: prendilo e buttalo giù nell'orto!» Ottima idea, peccato che io non brilli per concretezza. E comunque non riesco a considerare alla stregua di spazzatura quello che fino a qualche ora prima era un essere vivente come me.


Così, senza fare commenti o obiezioni (peraltro inutili) e dopo essermi cambiato le scarpe, ho caricato la piccola salma su una di quelle vecchie palette che un tempo si utilizzavano per gettare il carbone nella stufa e sono sceso nell'orto.


Qui ho trovato un ospite inatteso: un gatto tutto nero che stava banchettando con gli avanzi di cucina che la mia "nobilgatta" disdegna. Questo nel vedermi, invece di fuggire a zampe levate come avviene di solito, ha raggiunto con due salti l'angolo dell'orto più lontano, si è acquattato dietro un vaso e da quel riparo ha iniziato a scrutare le mie mosse pronto a un'eventuale fuga definitiva.


Ma io ho continuato come se nulla fosse: ho preso la zappa e ho scavato un buco di una ventina di centimetri per essere sicuro che nessuno, attirato da qualche odore, si metta a scavare. Ho deposto il corpicino, ricoperto e compattato. Mentre compievo meccanicamente queste operazioni pensavo ai processi di disfacimento a cui sarebbe stato sottoposto quell'uccellino nel ventre oscuro della terra. La vita non è tolta, ma trasformata. Continuamente, fino alla fine del Tempo. Mentre ripulivo gli attrezzi dal fango, ha cominciato a piovigginare. Una pioggerellina appena appena percettibile e per nulla fastidiosa.


Rientrando ho rivisto la scena: un becchino improvvisato che seppellisce nell'orto un ignoto pennuto sotto lo sguardo occulto di un gatto nero e di un cielo chiuso. Materiale prezioso per il mio nido.

venerdì 7 novembre 2008

Documenti su Wikisource

Nelle ultime settimane ho inserito la trascrizione di tre documenti su Wikisource:


Di questi documenti si può vedere la scansione degli originali realizzata da me su Scribd.com.


lunedì 27 ottobre 2008

Risultati Concorso Stresa

Si è concluso questo pomeriggio il I° Concorso Corale Nazionale "Lago Maggiore" a Stresa. Abbiamo ottenuto il 2° posto nella Categoria A: Polifonia, con i brani: Peccantem me quotidie di Cristobal de Morales, Ave Regina di Josef Gabriel Rheinberger, Bone Pastor di Bruno Bettinelli, O quam suavis e Kyrie sempre di Bruno Bettinelli; e il 2° posto nella Categoria B: Musica Corale di Ispirazione Popolare, con i brani: La pastora fedele nell'arrangiamento di Leone Sinigaglia, Csàrdàs (canzone popolare ceca) nell'armonizzazione di S. Korn e Jolicoeur nell'armonizzazione di Gabriele Rocca (membro del nostro coro).


Oggi pomeriggio poi ho potuto ascoltare il CD con i brani eseguiti ieri da noi durante la prova di Polifonia: è stata davvero una grandissima emozione! Vibrazioni molto positive!


Classifiche complete


Categoria A: Polifonia
















I° POSTO- Coro da Camera di Varese
- Coro Sette Torri - Settimo Torinese (TO)
II° POSTO- Accademia Corale "Guido d'Arezzo" - Torino
- Coro Polifonico Calycanthus - Petrengo (BG)
III° POSTONon assegnato

Categoria B: Musica corale di ispirazione popolare


Voci maschili

















I° POSTONon assegnato
II° POSTONon assegnato
III° POSTOCoro Desdacia Tellini - Sondrio

Voci miste

















I° POSTONon assegnato
II° POSTOAccademia Corale "Guido d'Arezzo" - Torino
III° POSTONon assegnato

sabato 25 ottobre 2008

Il ministro della Paura

Un nuovo personaggio surreale, inquietante e geniale.


Quanti personaggi così si aggirano nei nostri giorni e nelle nostre menti? E probabilmente proprio i secondi sono i più spaventosi. Ma da opporre a questi pensieri abbiamo armature luminose come le parole di Rumi.



Domani parto per Stresa: Concorso corale con il coro di Torino. Speriamo bene...

mercoledì 8 ottobre 2008

Perle archivistiche

Oggi nel piccolo archivio parrocchiale che sto riordinando ho trovato un decreto vescovile datato 15/9/1893 in latino ma perfettamente conservato e leggibile. Cito il punto centrale della disposizione:


[...] Attentis precibus nobis porrectis, tibi praesalutato facultatem concedimus tres modernas nolas supra turrim istius paroecialis ecclesiae locandas benedicendi iuxta formam Pontificalis Romani. [...]


Semplicissimo da capire, no? Il vescovo concede al parroco la facoltà di benedire tre nuove campane che dovranno essere sistemate sul campanile della chiesa parrocchiale.


Bene, la volontaria che qualche anno fa ha riordinato l'archivio ha regestato questo documento così: Concessione di tre locande della chiesa (!!!).


Devo aver riso un quarto d'ora di fila...


Ma non è finita! In un altro decreto vescovile datato 19/3/1913 sempre in latino si può leggere:


[...] Visis precibus a te nobis porrectis, tibi praesalutato, Apostolica Auctoritate muniti, facultatem concedimus benedicendi iuxta formam Pontificalis Romani, non exclusis Sacrorum Oleorum unctionibus, novam nolam ad usum ecclesiae tuae parochialis atque facultatem concedimus aquam occurrentem benedicendi iuxta formam eiusdem Pontificalis Romani. [...]


Anche qui non ci sono problemi di interpretazione: il vescovo concede al parroco la facoltà di benedire una nuova campana ad uso della chiesa parrocchiale e la facoltà di benedire l'acqua necessaria per detta benedizione.


Bene, la nostra volenterosa volontaria per condensare in poche parole questa complicatissima disposizione non ha saputo trovare di meglio che: Concessione di acqua occorrente per la benedizione (quando si dice capacità di sintesi...).


Me lo vedo: il vescovo che, nella sua munificenza, manda al povero curato di campagna un secchiello di acqua benedetta utile, magari, per benedire le tre locande parrocchiali...


lunedì 22 settembre 2008

Spazi sacri

Ho ripensato, in questi ultimi giorni, a quanto scritto nel mio post del 15 scorso relativamente alle sensazioni provate nel fitto dei boschi in montagna.


Non sono forse le stesse sensazioni che gli uomini tentano di ricreare nei loro luoghi sacri? Il silenzio, la penombra (che spesso è semioscurità), la densità spaziale ricostruita con gli espedienti più diversi: foreste di colonne (penso a Luxor e a tante moschee del mondo musulmano), fumi e profumi di candele e incensi (che da sempre saturano gli spazi sacri delle religioni più disparate), liturgie. In Giappone certi luoghi naturali (perlopiù, guarda caso, foreste di conifere) sono considerati e venerati come veri e propri santuari. Gli esempi in questo senso si sprecano.


Dunque sembrerebbe che a qualsiasi latitudine culturale ci si trovi, gli spazi sacri siano tutti accomunati da questa stessa funzione (non dichiarata o inconsapevole): creare o trovare una sorta di luogo "sospeso" che permetta di percepire l'esistenza del Tempo e il suo scorrere vertiginoso.


Trovare lo Spazio per percepire il Tempo.


Infine un frammento di Tacito che continua a ronzarmi nella testa da quando ho focalizzato l'attenzione sugli spazi sacri (e quindi dev'essere importante): "Romanorum primus Cn. Pompeius Iudaeos domuit templumque iure victoriae ingressus est: inde vulgatum nulla intus deum effigie vacuam sedem et inania arcana" (Tacito, Historiae V, 9).


Inania arcana...

giovedì 18 settembre 2008

Un anno

Esattamente un anno fa nasceva questo blog.


Di solito in occasioni come queste si fanno bilanci e si delineano prospettive, ma per un blog (e in particolar modo per questo blog) un'operazione del genere non avrebbe molto senso.


Ho riletto il primo post e non posso che riconfermare qui i propositi di allora.


Voglio però, alla luce di quanto ho raccolto in questo primo anno, aggiungere alcune considerazioni:
1) questo blog non è un diario di fatti: gli avvenimenti che vengono raccontati sono parentetici oppure pretestuosi per parlare d'altro, per esprimere altro;
2) questo blog non ha la pretesa di dire la verità: se qualcuno ha avuto l'impressione di trovare qualche brandello di verità in questo blog è stato del tutto casuale (e il caso, si sa, non esiste);
3) questo blog non persegue ideali di obiettività o correttezza.


Qui non c'è altro che qualche traccia lasciata dall'imponderabile e affannoso battito d'ali di una coscienza.


Auguri.


lunedì 15 settembre 2008

Non ci speravate più, eh?

Incredibile! È passato quasi un mese dal mio rientro dalle vacanze a Siusi e solo ora riesco a pubblicare sul blog le foto più belle (leggi: quelle che mi piacciono di più). Eh, sì, è stato un vero parto, anche perché quelle che vedrete sono il distillato di un coacervo di più di mezzo migliaio di foto scattate durante quei fantastici quattordici giorni con la mia fida Nikon D200.


Ho diviso le foto in due album: uno per quelle a colori e uno per quelle in bianco e nero. Tutte le foto di entrambi questi gruppi sono state stampate e il risultato è stato veramente notevole! ^__^


Foto a colori


Foto in bianco e nero


Per quanto riguarda la vacanza in sé, è stata *fantastica*! Non avrei saputo sperare di meglio. Essere liberi e averne consapevolezza è una sensazione davvero inebriante. Non potrò mai dimenticare le passeggiate nei boschi dei primi giorni: niente discorsi o parole inutili, solo il suono del mio respiro e quello ovattato dei miei passi lungo i sentieri. C'erano poi alcuni tratti di bosco così fitti che la luce del sole restava intrappolata nell'intrico dei rami: lì il silenzio diventava arcano, abissale. Un luogo dove anche il Tempo con le sue trappole era costretto a restare immobile per non essere scoperto, accucciato dietro gli enormi massi coperti di muschio in attesa di un passo falso della sua preda. E sentivi che solo lì c'era qualche speranza di farcela, che solo lì potevi giocartela alla pari, perché solo lì potevi avvertire chiara la sua occulta esistenza.


Perché si prova così tanta diffidenza, per non dire ostilità, verso la solitudine e il silenzio?

domenica 3 agosto 2008

Rivoluzioni

[...]


JUAN MIRANDA - Rivoluzione? Rivoluzione?? Per favore non parlarmi tu di rivoluzioni! Io so benissimo cosa sono e come cominciano: c'è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice: «Oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto!»


SEAN MALLORY - Shh...


JUAN MIRANDA - Shh, shh, shh, shh, shh, schi-schifo!! Io so quello che dico, ci sono cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: «Qui ci vuole un cambiamento». E la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo e parlano, parlano... e mangiano: parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione. (Pausa. Poi, sottovoce) Shh... Per favore, non parlarmi più di rivoluzioni. (Pausa. Si stende. Poi si rialza di scatto, urlando) E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente! Tutto torna come prima! (Si stende di nuovo).


[...]

Sergio Leone, GIÙ LA TESTA, 1971

Ovviamente, come per tutte le cose, non si può generalizzare, ma vale comunque la pena di rifletterci sopra un attimo.





Aria di Rivoluzione

Quell'autista in Abissinia
guidava il camion fino a tardi.
E poi a notte fonda
si riunivano.
A quel tempo in Europa c'era un'altra guerra
e per canzoni solo sirene d'allarme.

Passa il tempo,
sembra che non cambi niente.
Questa mia generazione
vuole nuovi valori.
E ho già sentito
aria di rivoluzione,
ho già sentito gridare
chi andrà alla fucilazione.
Franco Battiato, SULLE CORDE DI ARIES, Bla Bla, 1973

sabato 2 agosto 2008

30 anni

Prima o poi doveva succedere: ieri ho compiuto trent'anni. Era inevitabile ed è successo.


Ma è stato meno peggio di quanto credessi... Io e il mio migliore amico siamo andati a festeggiare a La Morra, in un locale meraviglioso. Caro, ma posso assicurare che ne è valsa la spesa!


E adesso? Metterò la testa a posto? Comincerò a comportarmi come ogni sano e responsabile maschio trentenne dovrebbe fare??


Che domande... Ovviamente NO!


sabato 26 luglio 2008

Vacanze!!

Ebbene sì... Ci siamo quasi! Lunedì 4 agosto parto per le **vacanze**! Ancora non mi sembra vero: non ricordo quanti anni sono passati dall'ultima vera vacanza. E mai come quest'anno ne sento la necessità. Devo staccare da tutto e da tutti. Non vedere e non sentire nessuno. Ritagliarmi qualche giorno di pace da dedicare a me e solo a me. Già, ho deciso di andare da solo, ma non per asocialità (della quale qualcuno mi ha accusato), semplicemente per poter essere io a stabilire i ritmi del mio tempo (e posso assicurare che saranno *molto* lenti...) e non dover fare discussioni su cosa fare o dove andare.


Ho deciso di trascorrere 14 giorni (tornerò dopo ferragosto) in montagna, a Siusi al Wanderhotel Europa. So che ci sarà molta gente, ma non resisto più: devo partire.


Per gli utenti di Google Earth, ho creato il file con le coordinate geografiche precise dell'hotel.


Altra novità: in questi giorni mi sono dedicato all'araldica ecclesiastica e su Wikimedia Commons ho creato una pagina con gli stemmi dei vescovi di Asti dell'Ottocento e della prima metà del Novecento digitalizzati da me.

martedì 22 luglio 2008

What the #$*! do we know!?

Navigando su YouTube ho trovato uno splendido documentario in lingua inglese sottotitolato in italiano, dedicato alla fisica quantistica e alle sue implicazioni nella vita reale. Contiene tutte le idee e le riflessioni che anch'io ho sviluppato in questi ultimi anni. Principi in cui mi ritrovo e che mi calzano a pennello. È stata un'importante conferma: allora non sono del tutto pazzo! E devo confessare che la cosa mi ha anche commosso un po'... Spero che possa essere un ulteriore sussidio per chi è alla ricerca di risposte sui grandi interrogativi dell'esistenza, così come lo è per me.


Il documentario è suddiviso in undici parti, per cui non inserisco i video direttamente sul blog per non appesantirlo, ma segnalo qui di seguito i link.


Buona visione!


Parte 1 - Parte 2 - Parte 3 - Parte 4


Parte 5 - Parte 6 - Parte 7 - Parte 8


Parte 9 - Parte 10 - Parte 11


Sito ufficiale: www.whatthebleep.com

lunedì 21 luglio 2008

Al di là del mare (2)

Beyond The Sea

Sailing, sailing

Somewhere beyond the sea
Somewhere waiting for me
My Lover stands on golden sands
And watches the ships that go sailing

Somewhere beyond the sea
He's there watching for me
If I could fly like birds on high
Then straight to His arms I'd go sailing

It's far beyond the stars
It's near beyond the moon
I know beyond a doubt
My heart will lead me there soon

We'll meet beyond the shore
We'll kiss just like before
Happy we will be beyond the sea
And never again I'll go sailing

Sailing...

We'll meet, I know we'll meet beyond the shore
We'll kiss just as before
Happy we'll be beyond the sea
And never again I'll go sailing
Sailing...

No more sailing
No more sailing
Celtic Woman, A NEW JOURNEY, Manhattan Records, 2007

sabato 19 luglio 2008

Oltre la sfera del pensiero

Talvolta il mio stato somiglia a un sogno, e a essi il mio sognare sembra miscredenza. I miei occhi dormono, ma il mio cuore è sveglio; il mio corpo, nella sua rigidezza, è impulso e forza [...] I vostri occhi sono svegli e il vostro cuore dorme della grossa; i miei occhi sono chiusi e il mio cuore è davanti alla porta spalancata. Il mio cuore ha cinque sensi; i sensi del mio cuore sperimentano entrambi i mondi. Una codardia come la vostra non mi trarrà in inganno; ciò che a voi sembra notte, è per me giorno chiaro; ciò che a voi pare un carcere, è per me un giardino; la fatica più grande è per me dolce tregua. I vostri piedi sono immersi nel fango, il fango si muta per me in rose; quello che al vostro orecchio è funebre lamento, è per me fanfara nuziale. Sembra che io stia in terra e che indugi nella casa con voi, e invece salgo, come Saturno, al settimo cielo. Non io mi accompagno a voi, ma solo la mia ombra. La mia elevazione supera i vostri pensieri, perché io stesso ho superato il pensiero. Sì, sono sfuggito alla sfera del pensiero. Io sono il signore del pensiero, non ne sono dominato, come il capomastro è signore dell'edificio. Tutte le creature sono assoggettate al pensiero; per questo sono tristi nel cuore, e piene di afflizioni. Come un messaggio spedisco me stesso al pensiero, per poi sottrarmi a esso secondo il mio capriccio. Sono come l'uccello del cielo, il pensiero è come la mosca ─ che aiuto potrebbe mai darmi la mosca?


Jalâl âlDîn Rûmî, MATHNAWÎ

giovedì 17 luglio 2008

Errore 738

Per la prima volta Alice ha fatto cilecca! Da martedì fino a oggi quando tentavo di connettermi mi compariva questo messaggio d'errore: "Errore 738: il server non ha assegnato un indirizzo". Frustrante. Così per due giorni sono tornato alla vecchia e mai rimpianta connessione a 56k. Un *delirio*. Ieri ho chiamato il 187 e oggi per fortuna tutto sembra tornato alla normalità. Speriamo che non capiti più nulla!


Oggi mi è anche arrivata una mail da Fotodigit: entro il 22 prossimo dovrebbe arrivare il piccino... Non sto più nella pelle! ;->


lunedì 14 luglio 2008

Petite parenthèse politique

Qui di seguito trovate, suddiviso in tre parti, l'intervento di Marco Travaglio al "No Cav Day" di piazza Navona dell'8 luglio scorso.


Starei ore ad ascoltarlo...





Chissà quand'è che i nostri politici capiranno che anche il crepuscolo delle ideologie è già passato da un pezzo?


Chiusa parentesi.


¡¡Voglio scendere!!

sabato 12 luglio 2008

God is an Astronaut

Grazie al sito Last.fm ho soperto un gruppo post-rock irlandese **strepistoso**: i "God is an Astronaut". La loro musica mi fa venire la pelle d'oca, riesce davvero a toccarmi nel profondo: in quell'oscurità che ci terrorizza e nello stesso tempo ci nutre prepotentemente, riprendendo il Tardieu di qualche post fa.


Riporto qui il videoclip di un loro brano, "Fragile", che oltre ad avere una musica fantastica, mi commuove moltissimo (ogni altro commento sarebbe fuori luogo: le immagini parlano da sole).



SITO UFFICIALE DEL GRUPPO


Per chi volesse ascoltare altri loro brani e vedere altri video, Last.fm è una vera miniera: "God is an Astronaut" su Last.fm


Per ulteriori info, l'immancabile pagina su Wikipedia.


P.S.: La loro musica si può comprare e scaricare direttamente dal loro sito pagando con PayPal! Credo che ne approfitterò... ;-)

sabato 5 luglio 2008

A notte alta

Un cane abbaia
nella notte infuocata,
ma è lontano...

domenica 29 giugno 2008

Nuovo sfondo

Ho creato questo nuovo sfondo per il blog: un mio piccolo omaggio all'Oriente. I colori non mi soddisfano ancora del tutto, ma sono sulla buona strada. Sinceramente non ne potevo proprio più di quello di prima: mi comunicava un'idea di chiuso, di vecchiume... Vabbè, scusate il vezzo! ;->

lunedì 23 giugno 2008

Le vocali del desiderio

[...]


La parola chassidica è un'etica della parola. L'etica della parola rappresenta il rifiuto della parola precostituita, morta da parecchio tempo sotto il peso della sua ignoranza. L'etica della parola, la parola etica, è ciò che mette in movimento il dire contro il già-detto.


Pertanto l'etica è rottura, frattura, incrinatura. È in primo luogo la scomposizione della parola nelle sue lettere, e tale scomposizione sta a sottolineare che il rapporto tra le vocali e le consonanti non è evidente e che bisogna introdurre il Desiderio. La parola etica non viene ereditata; non è un testamento, antico o nuovo, non è parola né annunciata né annunciante. Non realizza e non compie niente. Al contrario introduce il bianco, lo spazio, l'intervallo, la distanza. È un balbettio, come la parola di Mosè, come il suono rotto ed esitante dello shofar.


La parola chassidica è riso, danza e gioco. Apre la parola a se-stessa; si oppone al linguaggio precostituito del concetto, del cliché, della pubblicità e della politica. La parola chassidica è contro il "diciamo-tutti-insieme-la-stessa-cosa".


È una parola in cui il soggetto si costruisce nella propria parola (e si decostruisce); dove il soggetto è presente (anche a propria insaputa) significa che una parola proveniente dall'inconscio è fondamentalmente etica nella misura in cui mette in movimento, fa vacillare il già-detto.


La parola chassidica non è dunque la parola del Libro intorno alla quale si raccoglie il gruppo per formare un essere-insieme. Al contrario è ciò che permette il fallimento del gruppo consentendogli la possibilità di costruirsi intorno al proprio fallimento.


Il gruppo, ossia il "noi" del discorso dell'amministrazione totale, del discorso chiuso, sogna di cancellare tutte le differenze, le singolarità, l'alterità.


La parola chassidica sfugge alla cancellazione delle differenze.


Marc-Alain Ouaknin, LA 'LETTURA INFINITA' - Introduzione alla meditazione ebraica, Genova, ECIG, 1998


ATTENZIONE! Il Chassidismo non teorizza l'anarchia intellettuale ed etica ma l'apertura e il confronto a tutti i livelli possibili, nella certezza che la Verità (coincidente con D-o stesso) sia inattingibile per l'uomo. L'uomo ha comunque il dovere di cercare l'avvicinamento alla Verità, in una costante tensione di perfettibilità.

venerdì 20 giugno 2008

Interludio qabbalistico

Die Another Day

I'm gonna wake up, yes and no
I'm gonna kiss some part of
I'm gonna keep this secret
I'm gonna close my body now

I guess, die another day

I guess I'll die another day

Sigmund Freud analyze this

I'm gonna break the cycle
I'm gonna shake up the system
I'm gonna destroy my ego
I'm gonna close my body now

I think I'll find another way
There's so much more to know
I guess I'll die another day
It's not my time to go

For every sin, I'll have to pay
I've time to work, I've time to play
I think I'll find another way
It's not my time to go

I'm gonna avoid the cliché
I'm gonna suspend my senses
I'm gonna delay my pleasure
I'm gonna close my body now

I guess, die another day
I guess I'll die another day

I think I'll find another way
There's so much more to know
I guess I'll die another day
It's not my time to go

I guess, die another day
I guess I'll die another day

Another day

Madonna, DIE ANOTHER DAY (single), Warner Bros., 2002


Dopo l'overdose di poesia degli ultimi tempi, un momento di relax (??) con questa canzone che io apprezzo particolarmente.


Per quelli (pochi) che non la conoscessero, è stata scritta per l'omonimo film di James Bond del 2002 con Pierce Brosnan, infatti il video è ricco di citazioni e richiami.


Ma ovviamente la ragione per cui questa canzone mi piace così tanto è perché si può considerare un piccolo compendio di filosofia qabbalisitica. Il testo ha più livelli di interpretazione e lo stesso video può essere considerato come un'allegoria dei fondamenti del qabbalismo. Per esempio le lettere che Madonna ha tatuate sul braccio e che alla fine compaiono sullo schienale della sedia elettrica sono, secondo la Qabbalah, uno dei 72 nomi segreti di D-o, che significa "Libertà".


Per chi fosse interessato ad avvicinarsi alla mistica ebraica posso consigliare un libro che mi ha cambiato la vita (ma, ovviamente, questo dipende dalla sensibilità di ognuno: questo è il mio libro): Marc-Alain Ouaknin, La 'lettura infinita' - Introduzione alla meditazione ebraica, Genova, ECIG, 1998. Il libro si concentra soprattutto sul Chassidismo, una delle correnti del pensiero ebraico.


Poi, nel mio caso, visto che Eros&Thanatos vanno sempre a braccetto... I guess I'll love another day... (Vabbè, detta così potrebbe fuorviare: per amore intendo il desiderio fisico e non, ovviamente, l'affetto e il bene velle).

giovedì 19 giugno 2008

Firefox 3!!

Avete già scaricato la nuova versione di Firefox, vero? No?? E cosa ci fate ancora qui? Coraggio, questo è il LINK... È fantastica! Provatela e non ve ne pentirete!


sabato 14 giugno 2008

Primo haiga

Dopo diverse notti di lavoro finalmente sono riuscito a ultimare il mio primo haiga. Ho provato anche a stamparlo e devo dire che il risultato è andato al di là delle mie più rosee aspettative.


venerdì 6 giugno 2008

lunedì 2 giugno 2008

Al di là del mare (1)

Quel che non vedo,
l'infinito oltre il mare,
d'amor m'incendia.

Cinnamologus

* * *

« Nell'oceano del Tuo amore »

O Amico, nell'oceano del Tuo amore
voglio gettarmi, e lì annegarmi, e passar oltre;
un luogo di feste voglio fare dei due mondi:
voglio percorrerli, e mi ci voglio rallegrare, e passar oltre.

Voglio gettarmi nell'oceano, e lì annegarmi,
adm più voglio essere,
voglio essere usignolo nel giardino dell'Amico,
le rose cogliervi, e passar oltre.

Voglio essere usignolo e cantare,
voglio guadagnare cuori, perdere anime al gioco,
voglio tenere la mia testa mozzata nella mano,
voglio offrirTela, al Tuo passaggio, e passar oltre.

Voglio essere usignolo, e poi andarmene,
e correr dietro i cuori,
e poi, colmo d'amore, senza posa
sfregarmi nella polvere la faccia e passar oltre.

Grazie Ti siano rese, Signore: il Tuo volto ho veduto,
ho bevuto nella coppa della Tua unione;
voglio disperder ora ai quattro venti
questa «città-del-tuo-e-del-mio», e passar oltre.

Del Tuo amore Yûnus è folle, o Signore,
è il più umile degli incurabili...
E il mio rimedio è in Te:
Te lo voglio domandare, e passar oltre.
Yûnus Emre, in "I MISTICI DELL'ISLAM – Antologia del Sufismo",
Parma, Guanda, 1991

* * *

Carrickfergus

I wish I was in Carrickfergus
only for nights in Ballygrand
I would swim over the deepest ocean,
the deepest ocean for my love to find.

But the sea is wide and I cannot swim over
neither have I wings to fly.
If I could find me a handsome boatsman
to ferry me over to my love and die.

My childhood days bring back sad reflections
of happy times spent so long ago.
My childhood friends and my own relations
Have all passed on now like melting snow.

But I'll spend my days in endless roaming,
soft is the grass, my bed is free.
Ah, to be back now in Carrickfergus,
on that long road down to the sea

I'll spend my days in endless roaming
soft is the grass, my bed is free.
But I am sick now, and my days are numbered,
come all you young men and lay me down.
Celtic Woman, A NEW JOURNEY, Manhattan Records, 2007


domenica 25 maggio 2008

Minutissimo officio apocrifo

Terrazza al sole.
Un falco alto in volo
che nulla sa.

* * *

Sul colle un nobile
pioppo. Preghiera al cielo
crepuscolare.

* * *

Nelle campagne
cattedrali notturne
per gli usignoli.

sabato 26 aprile 2008

La prima lettera

Un maestro Sufi prese a rievocare la sua infanzia.


E si ricordò di quando, a scuola, imparò la prima lettera dell'alfabeto.


Quella volta tornò a casa felice, come se gli si fosse dischiuso un nuovo mondo.


Per tutto il tempo non fece che pensare all'àlif, inquadrandolo con l'occhio della mente.


Dopo qualche mese, quando i suoi compagni avevano già imparato le altre, lui era ancora alla prima lettera.


L'insegnante lo giudicò severamente e consigliò ai genitori di ritirarlo dalla scuola.


I suoi studi terminarono così.


Per parecchi anni il Sufi rimase concentrato sull'àlif. Dopotutto, ai suoi occhi quella lettera offriva l'universo intero.


E gli pareva di ritrovarla in ogni cosa, in un gioco di mosaici gioiosi che gli svelavano il segreto della vita.


Essa animava la danza delle creature, permettendo ai silenzi più profondi di riecheggiare nella notte.


Persino le stelle del cielo sembravano impregnate della sua energia.


Il Sufi decise di comunicare la scoperta ai suoi simili.


E andò a far visita al maestro d'infanzia, ormai anziano.


Sulle prime costui stentò a riconoscerlo: «Con un certo sforzo, alla fine, capisco chi sei. Non posso certo annoverarti tra i miei alunni migliori: ho dovuto cacciarti dalla scuola! Ricordo la tua difficoltà: imparasti solo una lettera!»


Il Sufi tentò di replicare: «Ma nell’àlif c'è tutto il mondo! Lo capii sin da bambino!»


Con aria di scherno il vecchio gli porse un foglio di carta, invitandolo a scrivere la lettera prediletta.


Il Sufi non se lo fece ripetere, e tracciò un enorme àlif al centro del foglio.


All'improvviso, dalla carta uscirono ad ali spiegate due bianche colombe.


E nello stesso istante il soffitto si aprì, mentre una luce intensa inondava la stanza.


La scena era del tutto mutata, e i contorni di un angelo sembravano delinearsi nel bagliore!


Solo allora il vecchio si rese conto dell'enorme conoscenza acquisita dal Sufi, in virtù di quella prima lettera.


E a quel punto lo amò teneramente, ammettendo i propri errori e la propria ottusità.


Leonardo Vittorio Arena, IL BIMBO E LO SCORPIONE – 101 storie Sufi,
"Piccola Biblioteca Oscar", Milano, Mondadori, 1996













La lettera àlifL. Fontana, Concetto spaziale: Attesa

mercoledì 23 aprile 2008

Documenti antichi su scribd.com

Ho provato il servizio di condivisione di documenti offerto da scribd.com... È semplicemente fantastico!!! Ho aperto un account dove pubblicherò tutte le edizioni digitali di documenti antichi interessanti che troverò negli archivi. Ieri notte ho caricato il secondo, ma ne sto preparando altri...


Si possono anche inserire i documenti nelle pagine del proprio sito! (Cliccando sull'iconcina in alto a destra della finestra sottostante si può visualizzare il documento a schermo intero).



sabato 19 aprile 2008

190307

La farfalla vibrò il colpo al cuore del Sistema Solare. Che cos'è questo sentimento d'attesa cosmico nel silenzio dei millenni? Ho visto il gigante di pietra muoversi verso lo spettro della muraglia dipinta e schiantarvisi come il presagio della rovina.


C'è stato un tempo in cui le rose fiorivano con un sussulto divino, ora cercano disperatamente il vuoto. Al sentimento del fuoco inestinguibile aggiungo la pena per le lucciole della sera.


Mi parlate di città lontane e vuote che non offrono che disperazione. Cosa aspettate a mostrarmi le radiografie perverse della vostra civiltà? Non sono forse io il verme putrido della terra?


Resto in attesa.

domenica 13 aprile 2008

Verità dello sguardo/Sguardo della verità


Dedico questi due testi del poeta surrealista Jean Tardieu (1903-1995) a Eros&Thanatos che mi ha dato uno spunto molto interessante di riflessione.






Monsieur monsieurSignore signore

– Monsieur, pardonnez-moi
de vous importuner:
quel bizarre chapeau
vous avez sur la tête!

– Monsieur vous vous trompez
car je n'ai pas de tête
comment voulez-vous donc
que je porte un chapeau!

– Et quel est cet habit
dont vous êtes vêtu?

– Monsieur je le regrette
mais je n'ai plus de corps
et n'ayant plus de corps
je ne mets plus d'habit.

– Pourtant lorsque je parle
Monsieur vous répondez
et cela m'encourage
à vous interroger:
Monsieur quels sont ces gens
que je vois rassemblés
et qui semblent attendre
avant de s'avancer?

– Monsieur ce sont des arbres
dans une plaine immense,
ils ne peuvent pas bouger
car ils sont attachés.

– Monsieur Monsieur Monsieur
au-dessus de nos têtes
quels sont ces yeux nombreux
qui dans la nuit nous regardent?

– Monsieur ce sont des astres
ils tournent sur eux-mêmes
et ne regardent rien.

– Monsieur quels sont ces cris
quelque part on dirait
on dirait que l'on rit
on dirait que l'on pleure
on dirait que l'on souffre?

– Monsieur ce sont les dents
les dents de l'océan
qui mordent les rochers
sans avoir soif ni faim
et sans férocité.

– Monsieur quels sont ces actes
ces mouvements de feux
ces déplacements d'air
ces déplacements d'astres
roulements de tambour
roulements de tonnerre
on dirait des armées
qui partent pour la guerre
sans avoir d'ennemi?

– Monsieur c'est la matière
qui s'enfante elle-même
et se fait des enfants
pour se faire la guerre.

- Monsieur soudain ceci
soudain ceci m'étonne
il n'y a plus personne
pourtant moi je vous parle
et vous, vous m'entendez
puisque vous répondez!

– Monsieur ce sont les choses
qui ne voient ni entendent
mais qui voudraient entendre
et qui voudraient parler.

– Monsieur à travers tout
quelles sont ces images
tantôt en liberté
et tantôt enfermées
cette énorme pensée
où des figures passent
où brillent des couleurs?

– Monsieur c'était l'espace
et l'espace
se meurt.

– Signore mi perdoni
se forse la disturbo:
che bizzarro cappello
avete sulla testa!

– Signore lei si sbaglia
perché io non ho più una testa
come volete dunque
che porti un cappello!

– E quell'abito
che lei porta, cos'è?

– Signore mi dispiace
ma io non ho più corpo
e non avendo corpo
non porto più vestiti.

– Eppure quando le parlo,
Signore, lei risponde
e ciò mi dà coraggio
a interrogarla ancora:
Signore chi sono quelle persone
che vedo riunite
e che paiono attendere
prima di incamminarsi?

– Signore sono alberi
in un'immensa piana,
che non possono muoversi
perché hanno radici.

– Signore Signore Signore
sopra le nostre teste
cosa sono questi numerosi occhi
che ci guardano nella notte?

– Signore sono stelle
ruotano su se stesse
e non guardano nulla.

– Signore cosa sono queste grida
in qualche luogo che si direbbe...
Si direbbe che qualcuno rida
Si direbbe che qualcuno pianga
Si direbbe che qualcuno soffra?

– Signore sono i denti
i denti dell'oceano
che mordono gli scogli
senza aver sete né fame
e senza ferocia alcuna.

– Signore cosa sono questi eventi
questi movimenti di fuoco
questi spostamenti d'aria
questi moti d'astri
brontolii di tamburo
brontolii di tuono
che sembrerebbero eserciti
che partono per la guerra
senza avere nemici?

– Signore è la materia
che genera se stessa
e genera dei figli
per far guerra a se stessa.

– Signore all'improvviso questo
all'improvviso questo mi confonde
non c'è più nessuno
eppure io le parlo
e lei, lei mi sta ascoltando
dal momento che mi risponde!

– Signore sono le cose
che non vedono né sentono
ma che vorrebbero sentire
e vorrebbero parlare.

– Signore entro ogni cosa
che sono queste immagini
talvolta in libertà
e talvolta prigioniere
questo pensiero enorme
dove passano forme
e dove brillano i colori?

– Signore era lo spazio
ora lo spazio
muore.



Nous voulons nous étourdir à force de lampes et de bruit. Tous nos livres, toutes nos actions ne sont remplis que du fracas des jours. Pourtant ce qui nous gouverne - instincts, imagination, rêves, passions, pouvoir créateur - plonge dans une ombre sans contrôle. Nous implorons, nous espérons la lumière, alors que, par un effet contradictoire, cette obscurité qui nous terrifie nous alimente puissamment.


Mais il y a autre chose. Cette nuit si terrible apparaît bénéfique si nous l'embrassons, les yeux ouverts, dans la vérité du regard.


Ci vogliamo stordire a forza di lampade e di casino. Tutti i nostri libri, tutte le nostre azioni sono ricolme solo del fracasso dei giorni. Eppure ciò che ci guida - istinti, immaginazione, sogni, passioni, vis creativa - affonda in un'ombra incontrollabile. Imploriamo, aspettiamo la luce, quando, per un effetto contraddittorio, questa oscurità che ci terrorizza nel contempo ci nutre prepotentemente.


Ma c'è di più. Questa notte così terribile si rivela benefica se l'abbracciamo, gli occhi aperti, nella verità dello sguardo.


lunedì 31 marzo 2008

Da "Les Choristes"...

I prossimi brani che voglio preparare con il mio coro!


  • Caresse sur l'océan


  • Cerf-volant

domenica 23 marzo 2008

Il cieco veggente

[...]


SIRIO - La figura che vedi di fronte a noi è un'illusione creata da qualcuno che si trova molto lontano da qui. Non so dove.


PEGASUS - Possibile?


SIRIO - (ha una visione) Pegasus! Vedo chiaramente l'uscita della terza casa!


PEGASUS - Ah sì? E dove?


SIRIO - Fidati di me una volta e seguimi!


PEGASUS - (allarmato) Ma come? Dove andiamo?


SIRIO - Lasciati guidare! Taci! Non fare domande!


PEGASUS - Che cosa vuoi fare? Davanti a noi c'è Gemini e intorno solidissime mura che tutto sembrano tranne che fatte di cartone!


SIRIO - La terza casa è soltanto un'illusione...


PEGASUS - Un'illusione? La terza casa un'illusione?


SIRIO - (trascinando avanti Pegasus) Esatto!


PEGASUS - Non sai quel che dici! Lasciami, ora!


SIRIO - No: adesso tu verrai con me, Pegasus. L'uscita è qui davanti a noi. Preparati! (Si lancia verso Gemini, urlando e trascinando con sé Pegasus) Ah!


PEGASUS - (terrorizzato) No! Sirio! No!! (I due attraversano il muro e si ritrovano immersi in una luce abbagliante). Dove siamo? (La luce diminuisce e Pegasus realizza di essere fuori dalla terza casa) Eh?? Ma... Abbiamo passato la casa di Gemini! Incredibile!


SIRIO - Le illusioni create da Gemini non avevano effetto su di me. Sei stato tratto in inganno solo perché tu puoi vedere.


PEGASUS - Avevi ragione: era solo un'illusione. Non l'avrei mai creduto!


SIRIO - Non era il cavaliere d'oro di Gemini quello che si è parato di fronte a noi: era il suo fantasma, (pausa) proiettato da qualcuno al solo scopo di ingannarci.


PEGASUS - Capisco: dovunque si trovi l'artefice di questa illusione, speriamo di non incontrarlo più.


[...]


Masami Kurumada, I CAVALIERI DELLO ZODIACO,
Ep. 45, "L'altra dimensione", 1987

sabato 22 marzo 2008

Mesopotamia

Lo sai che più si invecchia
più affiorano ricordi lontanissimi
come se fosse ieri
mi vedo a volte in braccio a mia madre
e sento ancora i teneri commenti di mio padre
i pranzi, le domeniche dai nonni
le voglie e le esplosioni irrazionali
i primi passi, gioie e dispiaceri.
La prima goccia bianca che spavento
e che piacere strano
e un innamoramento senza senso
per legge naturale a quell'età
i primi accordi su di un organo da chiesa in sacrestia
ed un dogmatico rispetto
verso le istituzioni.
Che cosa resterà di me? Del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che ho avuto in questa vita?
Mi piacciono le scelte radicali
la morte consapevole che si autoimpose Socrate
e la scomparsa misteriosa e unica di Majorana
la vita cinica ed interessante di Landolfi
opposto ma vicino a un monaco birmano
o la misantropia celeste in Benedetti Michelangeli.
Anch'io a guardarmi bene vivo da millenni
e vengo dritto dalla civiltà più alta dei Sumeri
dall'arte cuneiforme degli Scribi
e dormo spesso dentro un sacco a pelo
perché non voglio perdere i contatti con la terra.
La valle tra i due fiumi della Mesopotamia
che vide alle sue rive Isacco di Ninive.
Che cosa resterà di noi? Del transito terrestre?
Di tutte le impressioni che abbiamo in questa vita?
Franco Battiato, GIUBBE ROSSE, EMI Records, 1989

venerdì 21 marzo 2008

Shakespeare/Venere e Adone

Questa sera spettacolo teatrale all'Alfieri di Asti. Una sublime rilettura del poemetto erotico di Shakespeare "Venere e Adone", intrigante e sovversiva come può essere la nostra visione in un labirinto di specchi.


Due soli personaggi in scena: un efebico Adone con l'eleganza e lo smarrimento di una farfalla-origami nelle mani di una Venere baccante più che dea olimpica, interpretata da Valter Malosti.


Venere si presenta come il buco nero gorgogliante della Materia informe che divora e rimescola tutto ciò con cui viene a contatto (persino la voce di Adone che diventa rigurgito ebete nella sua bocca), l'anima sensuale che si prostituisce con l'Apparente. Adone invece è il Cacciatore, lo Spirito che cerca disperatamente di liberarsi dai vincoli della Materia e del cieco Desiderio (ancora le sue trappole...).


Uno spettacolo totale che coinvolge i sensi, la mente e il cuore.


Musiche da John Blow ad Aphex Twin.


Ulteriori informazioni qui.


martedì 18 marzo 2008

Et obtenebratur intellectus animae...

DIO È LA TENEBRA CHE RIMANE
NELL'ANIMA DOPO OGNI LUCE

Le idee delle cose presenti nell'anima, che rivelano ciò che in essa è contenuto e per le quali Dio è in qualche modo tutte le cose, è lui che le illumina nell'anima. Ma è dopo aver deposto tutte queste forme che l'anima contempla la divinità. Negando e rimuovendo da se stessa tutte le idee delle cose, si volge sopra di sé e vuole conoscere la causa prima.
E l'intelletto nell'anima si ottenebra, poiché non riesce a sostenere quella luce increata. E così, quando si volge a se stesso, dice: Ecco io sono nelle tenebre.


IL LIBRO DEI VENTIQUATTRO FILOSOFI, Milano, Adelphi, 1999

sabato 8 marzo 2008

L'ossessione della Verità

Gli disse allora Pilato: «Dunque sei tu re?».


Rispose Gesù: «Tu dici che io sono re. Io sono nato per questo e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».


Gli dice Pilato: «Che cosa è la verità?».


.........................................


(Cambio di scena improvviso. Domanda senza risposta (?))


Quaestio speculum humanitatis.

venerdì 7 marzo 2008

Verità

Sei sicuro di avere ragione?
Sei veramente sicuro?
Aver "ragione" chiude le porte
alle "ragioni" degli altri.
Chi pensa che hai torto,
così come tu pensi che gli altri hanno torto,
ha torto.
Non esiste una sola ragione.
Esistono tante ragioni
tante quante sono le persone,
e lo stesso vale per i torti.
Tieni aperte le porte della tua mente
in modo che le ragioni e i torti e le cose che stanno tra di loro
possano passarvi attraverso liberamente.
Tra tutti questi relitti galleggianti,
fatti di conoscenze e credenze,
può trovarsi una gemma preziosa
che sta al di là di ogni ragione e di ogni torto,
il centro della verità cosmica.
Blawyn & Jones, I CHAKRA DEL BENESSERE, Gruppo Futura, 1997

mercoledì 5 marzo 2008

domenica 24 febbraio 2008

La comprensione dello Spazio

«Che pianta è quella?».


La luce dura del mezzogiorno rendeva i rami secchi dell'albero piatte crepe nere su un cielo perlaceo di umidità in sospensione. Ero in cucina da solo, in quel momento, seduto accanto al tavolo ingombro di cose. Qua e là sui rami nudi e immobili pendevano baccelli rinsecchiti anch'essi. Il sole allo zenit non permetteva alle ombre esterne di penetrare dalla finestra aperta sul piccolo terrazzo.


«È un'acacia», mi rispose la voce amica ritornata nella stanza.


Ma la domanda, un'accozzaglia di suoni idioti indegna di risposta, era solo un rigurgito della mia anima sensibilis, quella che i maestri sufi chiamano an-nafs: ciò che i miei occhi stavano vedendo - l'albero, il cielo, il terrazzo - era una proiezione della mia mente.


Quello che mi aveva folgorato era altro.


Avevo compreso perfettamente lo spazio che separava me dalla mia visione. Non era lontananza nostalgica, né asfissiante vuoto pneumatico. Anzi. Era densità e presenza. Lo Spazio in sé.


Se in quegli istanti non feci alcun movimento non fu per impotenza o sopraffazione, ma perché non ve n'era la necessità. Non c'era un altrove da raggiungere o una preda da afferrare. Io ero il mio Altrove e la mia Preda.


Nella Qabbalah luriana si afferma che il primo atto della Creazione fu il ritirarsi dell'Uno "da sé in se stesso" lasciando uno spazio vuoto destinato ad accogliere la Creazione stessa: ora ho compreso il senso di quel vuoto e quanto esso sia lontano dal comune intendere.


Un'acacia... Avevo balbettato la mia stupida domanda immediatamente dopo aver ricevuto la più fulgida delle risposte.

mercoledì 13 febbraio 2008

Fotografie su Panoramio

Ho pubblicato nuove foto sulla mia pagina di Panoramio.


Inoltre, le quattro foto che avevo inserito a dicembre, sono ora visibili direttamente in Google Earth.

domenica 3 febbraio 2008

La casa sull'abisso

Venerdì ho finito di leggere La casa sull'abisso di William Hope Hodgson, romanzo breve del terrore (come avrete capito, sono un appassionato di questo genere letterario...) davvero singolare. In certi punti sembra di leggere Lovecraft: fantastico!


Libro consigliatissimo per chi cerca "atmosfere" particolari, più che per la trama, che lascia irrisolti (forse volutamente?) molti punti.

mercoledì 30 gennaio 2008

Nuova foto panoramica su Gigapan

Ho caricato su Gigapan una nuova foto panoramica. Si tratta di una veduta di Mombercelli realizzata da me unendo 58 foto, per un totale di 110 Mpixel. La potete vedere cliccando qui.

venerdì 25 gennaio 2008

L'anno della lepre

Dopo il grande Stephen King sono passato a qualcosa di molto più "soft"... L'anno della lepre di Arto Paasilinna è un romanzo on the road scorrevole (l'ho letto in meno di una settimana), ironico e ricco di spunti narrativi interessanti. Peccato però che l'autore non abbia approfondito maggiormente la psicologia dei personaggi lasciando ampio spazio in questo alla fantasia dei lettori: in molti punti la narrazione ne risente e certe situazioni complesse vengono risolte in poche righe. Anche la struttura "a pannelli" data dall'autore al romanzo contribuisce a creare un effetto vagamente "straniante" in chi legge, che se da un lato aumenta l'atmosfera surreale dei singoli episodi, dall'altro non permette al lettore di partecipare pienamente dell'umanità dei personaggi. È comunque una buona lettura se non ci si aspetta niente di "mistico".


lunedì 21 gennaio 2008

Conversazione interiore

L'uomo sciocco è così fatto che, a forza di sentirsi dare dello sciocco, finisce col crederlo e, a forza di dirselo da sé, anche. L'uomo, infatti, intrattiene con sé stesso una conversazione interiore, che è molto importante regolar bene: «Corrumpunt mores bonos colloquia mala» (1 Cor, 15, 33).

Blaise Pascal, PENSIERI, 157

giovedì 17 gennaio 2008

Le notti di Salem

Questo pomeriggio ho terminato la lettura de "Le notti di Salem" di Stephen King. Che dire: è un romanzo avvincente dalla prima all'ultima pagina. L'ho letteralmente divorato. E ancora una volta (di King ho letto anche "Cell", un'allucinata apocalisse postmoderna) mi ha lasciato a bocca aperta l'abilità dell'autore nel dipingere i propri personaggi, anche quelli che vivono il tempo di una pagina: non solo ne descrive il carattere, i comportamenti, la psicologia ma riesce a farci sentire chiaramente qual è la "visione del mondo" di ognuno di essi. I suoi personaggi conducono vite più o meno normali, eppure proprio grazie a questa straordinaria profondità descrittiva dell'autore sono unici e irripetibili. Proprio come le persone con cui condividiamo il nostro angolo di mondo. Realismo kinghiano?


Altamente consigliato!


lunedì 7 gennaio 2008

Piccola epifania

Quello dell'anno passato è stato un autunno particolare.


Dava l'impressione di un'estate sospesa: la natura seguiva il suo ritmo normale ma tutto era immerso in una luce e in un calore inusuali. La vegetazione si spogliava, ma senza l'uggia che contraddistingue di solito quel periodo, anzi, con una dionisiaca sensualità. Era un piacere restare a contemplare le infinite sfumature delle vigne e dei boschi rese più sature dal sole del tramonto: si andava dal rosso carminio e granata fino al giallo oro e all'ambra in un fiammeggiante caleidoscopio.


E fu proprio in una mattina di quell'insolito autunno che ebbi una delle mie numerose pulviscolari rivelazioni. Attraversavo in macchina un piccolo paese per recarmi al lavoro. Alle mie spalle il sole era poco più alto degli alberi delle colline. Percorrevo lentamente un tratto di strada in discesa poco trafficato, che avrei poi lasciato svoltando a sinistra. I pensieri in testa e le persone per la via seguivano le loro proprie logiche cristalline.


Fu allora che iniziai a vederlo.


Procedeva lentamente, in senso contrario rispetto al mio, sul marciapiede di sinistra, proprio in prossimità del punto in cui dovevo svoltare. La luce bianca e abbacinante del sole mattutino dietro di me lo inondava. Avvertii allora il fluire brulicante dei miei pensieri non interrompersi all'improvviso, ma come svanire dolcemente, per lasciar spazio a un silenzio interiore puro e insondabile. Veniva avanti curvo sotto il peso dei suoi anni un omino sottile, la testa china a studiare ogni passo sotto un vecchio borsalino chiaro, sorretto da un nodoso bastone da passeggio fatto in casa. Portava una giacca e un paio di pantaloni chiari, entrambi i capi erano abbondanti per la sua taglia, un poco stazzonati ma decorosi: probabilmente un tempo erano stati gli abiti della festa.


Nella sua lentezza studiata arrivò alla fine del marciapiede proprio mentre io stavo svoltando davanti a lui. Si fermò esattamente sul ciglio e alzò la testa. Il viso, pallido, era segnato da rughe profonde e da una barba corta ma ispidissima. Un paio di occhiali dalla montatura nera e dalle lenti tonde e spessissime se ne stava appollaiato goffamente sul suo naso e rifletteva la luce del sole impedendomi di vedere gli occhi. Alzò la testa e il semplice atto di controllare che non ci fossero macchine, per attraversare la strada in sicurezza, divenne un amplissimo, solenne movimento del capo verso l'alto che parve andare oltre le automobili di passaggio, oltre il nastro d'asfalto, oltre gli anonimi edifici intorno, per fissarsi infine nel sole e intrattenere con esso un indecifrabile dialogo silenzioso.


Fui scosso da un violento brivido improvviso. L'avevo ormai superata, ma come ipnotizzato continuavo a guardare nello specchietto retrovisore quella figurina che diveniva sempre più piccola: restava immobile sul bordo del marciapiede guardando chissà dove. Poi un'altra brusca svolta a sinistra se la portò via per sempre.


Svanì l'incanto in cui ero stato rapito e ricominciai a sentire lo scroscio impetuoso dei pensieri a cui si era aggiunto il turbamento per l'intensa emozione appena provata. Cercai subito di ricostruire i pochi secondi di quella visione, chiedendomi che cosa davvero l'avesse provocata, ma non ottenni una risposta soddisfacente. Restava e resta tuttora intatto il mistero di quegli istanti. Quello che videro i miei occhi era identico a quello che videro gli occhi dei pochi altri passanti presenti in quel momento e continuo a chiedermi se qualcuno di essi abbia provato qualcosa anche solo vagamente simile a ciò che avevo provato io. Altra domanda senza risposta.


Ciò che rimane, intenso e aromatico come un profumo di spezie, è la sensazione che davvero i sensi siano solo una soglia.